Intervista con Aaudra Bertonole, 35 anni: “Vi spiego che significa essere una Virtual Assistant”

Intervista con Aaudra Bertonole, 35 anni: “Vi spiego che significa essere una Virtual Assistant”

 

Quali sono state le riflessioni che ti hanno spinto a testare e a seguire le opportunità che riserva il lavoro da remoto? Cosa ti ha davvero convinto a perseguire questa strada?

Amo quello che faccio perché mi permette di conciliare la mia vita professionale con quella familiare grazie al lavoro da remoto e mi piace aiutare i miei clienti mi occupo per loro di tutto ciò che è delegabile.

Il passaggio al lavoro da remoto è stata una scelta e la vera occasione è stata la maternità. Mi trovavo a una sorta di bivio: lavoravo da anni come dipendente presso un’azienda tradizionale come impiegata commerciale per l’estero e quando ero in gravidanza lavoravo come educatore cinofilo. Al rientro dal periodo della maternità avevo due alternative: rimettermi nel mondo lavorativo tradizionale e quindi inviare cv e fare colloqui, oppure trovare un modo di mettermi in proprio e fare un’attività solo mia. Ho scelto la seconda opzione, perché non credevo più nel mondo del lavoro tradizionale.

Da una parte perché sono convinta che grazie al mondo del digitale il modo di lavorare si stia evolvendo e un po’ perché per esperienze pregresse non tanto felici. Ovviamente la società in cui viviamo ci dice che per essere normali bisogna avere il posso fisso, a tempo indeterminato e la massima aspirazione come dipendente deve essere la scalata sociale all’interno di un’azienda. Questo è quello che le persone intorno a me tutt’ora pensano. Io non ero e non sono assolutamente d’accordo! Ho avuto l’estrema fortuna di lavorare in un’azienda stupenda per 5 anni, la cosiddetta azienda utopica, in cui succedono cose per meritocrazia, in cui capo e colleghi ci tengono affinché tu impari e quindi consigliano, insegnano, un bell’ambiente con grande affiatamento fra persone. Da li ho imparato tanto, almeno il 90% di quello che so fare fino al punto di prendere l’assistente virtuale come professione.

Allo stesso tempo però ho avuto la sfortuna di capitare in un’azienda, che accanto alla dimensione utopistica del lavoro guardava il profitto, gli interessi aziendali (non gliene faccio una colpa) ma con la maternità hanno fatto di tutto per mandarmi via con pratiche poco carine e quindi ho conosciuto entrambi i lati della medaglia.

Per cui capirai che non avevo proprio nessuna voglia di ritornare in una dimensione aziendale. Bisogna poi anche considerare l’indole personale, io sono una persona estremamente indipendente e ho sempre saputo che quando avrei avuto un figlio avrei fatto un lavoro part-time proprio per poter essere presente nella vita di mio figlio e non farlo crescere in un asilo, o dai parenti.

 

Quali sono stati i primi passi? Sono stati utili gli studi che hai fatto? Hai dovuto implementare aspetti necessari al remote working e che ti mancavano? Se sì, quali? Hai seguito corsi in presenza o una formazione a distanza?

Oggi trovare un lavoro è difficile, poi se sei una donna puoi essere d’intralcio per un’azienda, puoi voler avere un figlio, poi magari il secondo. Inoltre, vivo in provincia di Milano e se avessi voluto trovare un lavoro adeguato alle mie competenze bisognava mettere in conto gli spostamenti (macchina, treno, metropolitana) e quindi tempo, soldi e stress in più. Inizialmente ho comunque inviato cv e continuato a fare colloqui per tenere tranquilli i familiari ma allo stesso tempo, in ogni momento libero, cercavo via internet una soluzione che mi permettesse di lavorare in maniera autonoma. Non mi era tanto chiaro il come, cercavo ovunque, qualsiasi lavoro andava bene purché mi permettesse di lavorare da casa e in maniera autonoma. Volevo aprire un’attività in proprio come educatore cinofilo, sono passata al telemarketing, flop totale. Intanto continuavo a fare colloqui e mi è capitato di essere chiamata per essere assunta con contratto ma con una scusa non mi sono presentata a firmare, perché il senso di oppressione provato al solo pensiero di rivivere certe situazioni mi ha portato a desistere, fino al punto di non accettare un posto di lavoro.

Poi tra le mie ricerche online mi sono imbattuta nel blog di Nomadi digitali, blog che raccoglie testimonianze, storie articoli di persone che lavorano viaggiando e ho letto un articolo di Mary Tomasso, una donna che ha portato in Italia un corso per diventare assistenti virtuali (ce ne sono anche altri in Italia e in italiano) e leggendo la sua storia e capendo meglio cos’è un’assistente virtuale ho deciso di provare. Da un lato mi permetteva di non buttare via niente di quanto appreso precedentemente nella mia vita professionale e nel percorso di studi (ho fatto lingue) e dall’altro era quello che volevo fare perché è un lavoro che si svolge da casa e con una giusta organizzazione mi permette incastri con la mia vita personale. Così l’ho contattata e mi sono iscritta al suo corso online, l’ho frequentato e ho ampliato il mio bagaglio di conoscenze (nel corso vengono spiegate come lavorare da remoto, ho imparato a promuovermi: aprire un sito, creare un proprio blog, essere presente in maniera coerente sui social) ho imparato nuove cose che ho aggiunto alla mia formazione.

Il corso di Mary Tomasso è in lingua italiana, ce ne sarebbe un altro ma all’epoca l’ho scartato perché sebbene avesse un programma piuttosto ricco e strutturato, aveva logicamente un prezzo allo stesso modo corposo. Quindi io ho investito i miei ultimi risparmi e mi sono buttata. È andata bene, ma ci sono state anche difficoltà. Sono tante, al di là dell’investimento: ti ritrovi a scontrarti con un grande limite psicologico che ti impone la società odierna, parenti e amici che hanno già un lavoro a tempo indeterminato. Mentre con scelte come quelle che ho fatto io ho dovuto resistere e combattere, all’inizio io stessa non potevo pensare che una persona che da sempre aveva fatto l’impiegata commerciale potesse passare tutte le sue competenze in una nuova tipologia di lavoro e rilanciarsi grazie a internet. Ho sempre ragionato come le persone che mi stanno intorno: lavoro in ufficio, orari definiti… e invece…

 

Dopo il corso hai creato la tua immagine professionale in rete, quali sono stati i passaggi? E quali gli strumenti principali?

Ho innanzitutto creato il mio sito Internet, seguendo passo passo i tutorial e indicazioni del corso per utilizzare wordpress, con annesso blog e scrittura di articoli, devo dire a gran fatica perché non sono una che ama la scrittura, prediligo più la voce, tant’è che ho creato un podcast. Contemporaneamente ho occupato spazio sui social, perché se non sei sui social a che serve un sito? A fare da vetrina?

All’inizio ero un po’ dappertutto, Facebook, LinkedIn, Google Plus, ma col tempo e l’esperienza ho capito che essere ovunque non serve, innanzitutto per un dispendio di energie e poi perché devi sapere dove si trova il tuo pubblico di riferimento non è detto che il target ideale sia dappertutto.

 

Oggi quali social consiglieresti?

Dipende sempre dal cliente con cui scegli di lavorare. Consiglio sicuro LinkedIn che in realtà non ho mai abbandonato, prediligo l’uso di Facebook, ogni tanto mi trovate anche su Snapchat perché i miei target sono fondamentalmente li. Bisogna fare un’indagine a priori e definire una strategia.

 

Come hai trovato le persone giuste a cui rivolgerti? Come sei riuscita a entrare in contatto con i primi clienti? Sono ancora gli stessi?

Dopo poco aver pubblicato il sito, dopo al massimo un paio di mesi, è arrivato il primo cliente. Poi ne sono arrivati altri anche perché ero presente già prima sulla piattaforma di Appwork e molti sono arrivati da li. E poi LinkedIn ha aiutato tanto!

Hai solo clienti italiani oppure anche stranieri? Necessario un profilo in lingua inglese?

Per il momento il mio lavoro è per un pubblico italiano, mi sono capitati clienti italo americani, poi vedremo più avanti se allargare la cerchia all’estero. Il mio target è italiano, il mio sito, il mio profilo LinkedIn è in italiano. Non ho tempo adesso per sviluppare nuovo target.

In questi due anni ci sono stati errori che avresti evitato?

Gli errori è sempre bene farli. Il mio è stato aver sbagliato la nicchia di mercato come target perché al corso dicevano parti dalle tue passioni per trovare i tuoi clienti ideai. Che è giusto! Peccato che non collimavano tanto bene con lavori altamente remunerativi. Essendo io appassionata al mondo degli animali, non c’era rispondenza alla necessità di un’assistente virtuale. Altra mia passione è l’artigianato artistico, ma anche qui davvero difficile ci fossero clienti bisognosi di un aiuto. Ho quindi puntato a professionisti, imprenditori….

All’inizio si ha la paura che non arrivi mail il cliente. Questa è un altro errore: si teme che i clienti non arriveranno mai.

Per dire, i primi arrivati non facevano parte né della categoria pet né di artigianato. Nel tempo, dunque, ho fatto e disfatto la mia categoria di mercato e man mano ha preso tutto forma fino ad arrivare ad oggi in cui i miei clienti sono per lo più donne che fanno già parte nel mondo del marketing online, hanno una presenza sul web, lavorano online. Così facendo ho escluso dalla cerchia tutte le persone che non conoscono questa modalità operativa, oppure la conoscono ma non la considerano realmente. Ho fatto una scrematura generale che mi è servita tanto.

Contemporaneamente ho cominciato a lavorare per un famoso podcast in Italia e io stessa ho creato un podcast e questo mi ha permesso di entrare nel giro dei podcaster offrendo servizi strutturati e mirati per chi si occupa di questa tipologia di contenuti.

 

Come tuteli il tuo lavoro? Firmi un contratto con tutti i clienti?

Fin da subito ho tenuto duro perché ho chiesto sempre il pagamento anticipato. Per esempio, se il totale superava una certa cifra, allora dividevo il pagamento: 50% anticipato e 50% alla fine. Il rischio è che lavori, penalizzando magari il tuo tempo per altri clienti, e succede che non ti paghino. Nel tempo ho rivisto il pacchetto servizi, tariffe e le condizioni, oggi invece chiedo esclusivamente il pagamento anticipato. Per fortuna non ho mai avuto problemi, mai nessuna obiezione sull’anticipo. Probabilmente perché il mio target è abituato a lavorare in un certo modo.

 

Se i lettori di questa rubrica volessero intraprendere un percorso simile al tuo, consiglieresti di seguire nuove strade o i tuoi stessi step?

Rispetto a due anni fa, in cui la professione era pressoché sconosciuta, la situazione oggi è diversa, se ne sente parlare certamente di più…  Mi sento di consigliare il corso di Mary Tommaso o quella della Virtual Assistant Academy (che però non conosco, tranne che sulla carta) che hanno una bella differenza di prezzo. Quello che ho seguito io mi ha dato certamente una buona preparazione, l’ho sempre consigliato, anche alle mie clienti: persone che tutt’ora seguo come consulente. Questi corsi online hanno il pregio di fornire una buona infarinatura se parti da zero, ma bisogna sempre approfondire. Oggi faccio anche consulenza per chi vuole lavorare da casa, chi vuole fare il mio stesso lavoro e ha bisogno di una mano, magari persone che avevano frequentato il mio stesso corso ma che poi avevano bisogno di un sostegno, un tutoraggio nell’avviamento dell’attività, nella promozione online.

Nel tempo ho capito che non tutte le persone hanno bisogno di fare il corso: per esempio un ragazzo che mi ha contattato, un videomaker, capace di creare un sito voleva capire come promuoversi per trasferire le sue competenze nel lavoro dell’assistente virtuale. In questo caso non ha senso fare il corso, piuttosto consiglio quali sono gli step da fare per andare oltre. Diverso è il discorso per chi a stento è in grado di usare word o excel, chi non ha mai sentito parlare di Internet Marketing, ha bisogno del corso per essere introdotto al mondo in cui vuole lavorare.

 

Segui un blog specifico per aggiornarti? Cosa leggi più frequentemente?

Leggo random un po’ di tutto e un po’ di tutti nel settore. Quello che faccio invece con costanza tutti i giorni, tutto il giorno è ascoltare podcast. Da quando li ho scoperti mi si è aperto il mondo: i podcast sono contenuti fruibili in formato audio, puoi ascoltarli quando vuoi, io li sfrutto nei tempi morti (quando porto fuori il cane, quando mi occupo delle faccende di case). Ce ne è di qualsiasi tipo e su qualsiasi argomento.

Consiglio innanzitutto: Strategia Digitale di Giulio Gaudiano, per chi lavora nel mondo del marketing è un must! Poi Digitalia di Franco Solerio, Massimo De Santo, Michele di Maio e Giulio Cupini. Inoltre consiglierei Content Marketing Italia di Alessio Beltrami.

Il mio podcast Lavorodacasa in cui intervisto altre professioniste che lavorano in maniera indipendente e da casa che ce l’hanno fatta. Si trovano su piattaforme come iTunes e Spreaker.

Infine, un altro podcast utilissimo per chi vuole essere presente anche su LinkedIn è quello di Fabio De Vita: Vendere con LinkedIn; infine mi sento di consigliare i video di Marco Montemagno.