Intervista con Emanuela Agrini , 35 anni: “Vi spiego che significa essere una Copywriter e Social Media Specialist. ”

Intervista con Emanuela Agrini , 35 anni: “Vi spiego che significa essere una Copywriter e Social Media Specialist. ”

Intervista a Emanuela Agrini – 35 anni – Copywriter e Social Media Specialist. È di Genova ma vive a Belfast e lavora in questo settore da sei anni, soprattutto per l’Italia. Oggi il suo lavoro si sta aprendo anche a livello internazionale.

Ci racconti il tuo percorso formativo? Sono stati utili gli studi che hai fatto?

Ho frequentato il liceo artistico e poi un corso laurea in archeologia, al termine degli studi ha dovuto scegliere “cosa fare nella vita” e, dovendo rinunciare con dispiacere alla professione di archeologo, ho deciso di seguire un corso per programmatore HP, ma mi sono resa conto di non  voler seguire questa strada. Grazie però a uno stage successivo al corso, ho avuto la possibilità di occuparmi della mia prima campagna marketing legata ai social media. Di qui ho seguito un corso sul web marketing applicato al web 2.0 e questo mi ha introdotta al lavoro che ancora oggi porto avanti. Quindi la formazione accademica non è servita in senso stretto, se non a livello umanistico: essendo copywriter scrivo molto e mi è servito tanto. La formazione più specifica l’ho ottenuta grazie ai corsi che ho seguito successivamente.

 

All’epoca quanto ne sapevi di remote working?

Non molto, ma sapevo che era quello che volevo fare perché fin dai tempi dello stage non ho mai sopportato l’idea di essere costretta a orari imposti, tanto più se si trattava di un lavoro che poteva essere svolto da qualsiasi posto. Nel 2010/11 in Italia non se ne sapeva molto di remote working, esisteva ma non era una parola sulla bocca di tutti. L’unica possibilità che ho avuto in questo senso è stata quella di lavorare come freelance, perché la condizione dei lavoratori dipendenti da remoto non era assolutamente contemplata. Oggi si trovano invece posizioni aperte, come dipendente da remoto, sia in Italia sia all’estero. Ma all’epoca non c’era nulla, quindi ho aperto la mia partita IVA e ho cominciato ad avere collaborazioni con aziende che si sono rivelate continuative e mi hanno aperto a nuovi contatti.

 

C’è stato un momento in cui hai sentito che la tua posizione lavorativa, proprio perché da remoto, doveva essere tutelata?

Sono tutt’ora una freelance. L’unico modo per tutelarsi a 360° è diventare dipendente, ma io sapevo che non era una cosa per me. Ci sono stati periodi in cui il lavoro non era moltissimo, ma una volta che si parte sono pochi i periodi in cui si resta senza lavoro.

 

Mi rendo conto che parliamo di tempi diversi, ma oggi si parla tanto di immagine professionale in rete… c’è chi presenta se stesso e i suoi servizi con una presentazione su slide share, tu sei ricorsa a questi strumenti o è bastato un curriculum?

Lavorando come social media specialist, i social media sono fondamentali. Non ho mai inviato un curriculum per avere un colloquio e ottenere un lavoro. Quando ho cominciato a lavorare in questo campo, il mondo dei social media era davvero a un livello embrionale. Eravamo a Myspace e ancora non c’era stato il boom di Facebook, essendo all’epoca una professione in via di sviluppo il passaparola ha fatto tanto.

 

E oggi il passaparola vale ancora oppure hai raggiunto il tuo pacchetto clienti?

Vale ancora il passaparola, ho dei clienti fissi con collaborazioni stabili, ma ci sono anche periodi in cui si fa un po’ più di ricerca e spesso i nuovi clienti arrivano per passaparola. La presenza sul web è necessaria, soprattutto se si considera il settore in cui si opera. Il portfolio clienti ha un grande valore, ma allo stesso mondo è fondamentale la mia comunicazione: posso far vedere che cosa faccio, di che cosa mi occupo, come parlo, come scrivo… E ovviamente sono importanti i profili, come per esempio LinkedIn che raccoglie tutte le informazioni ed esperienze, è un profilo pubblico a disposizione di tutti.

 

Adesso che ti sei trasferita definitivamente a Belfast e sta cambiando il tuo raggio d’azione, hai un doppio profilo? Lingua italiana e lingua inglese?

Per quanto riguarda LinkedIn, offre la possibilità di avere un unico profilo in più lingue: il mio è in italiano e in inglese. Inoltre è molto comodo, perché se un utente visita il mio profilo dall’Italia visualizza i contenuti in italiano, mentre se visita dal Regno Unito o in ambito internazionale la visualizzazione è direttamente in lingua inglese. Questa funzione è molto comoda e utile per riuscire a espandersi sul lato internazionale.
Anche i miei altri profili sono bilingue soprattutto perché il mio è un target internazionale.

 

Altri strumenti che consigli a parte LinkedIn?

Sicuramente consiglio di avere un sito o un blog per avere una buona presenza online ed essere raggiungibile in termini di ricerca da persone interessate a collaborazioni: in qualche modo sono gli strumenti in cui si concentra tutta la comunicazione e il Personal Branding del professionista. Nel mio blog personale, per dire, presento il portfolio clienti: ovvero tutte le collaborazioni precedenti e lo sfrutto per presentare me stessa e il mio lavoro e anche questo è in versione bilingue.

Credo che nel momento in cui si affronta un discorso come quello del Personal Branding il social media marketing è imprescindibile, nel senso che comunque bisogna capire che a parte i profili privati, tutti quelli pubblici (Instagram, Twitter, pagina Fb) non sono mai profili esclusivamente personali, bisogna fare molta attenzione a come e a cosa si comunica. Io stessa valuto i profili dei miei clienti, innanzitutto LinkedIn, per ottenere informazioni aggiuntive (magari su i social principali torna tutto e su Instagram trovo contenuti per me discutibili). A volte il cliente non è quello giusto per te e bisogna lasciarlo andare piuttosto che adattarsi a tutti i costi per avere un lavoro che ti starà poi scomodo.

 

Ti è mai capitato di entrare in rapporto lavorativo con clienti con cui non hai mai siglato nessun tipo di contratto e era in dubbio anche la retribuzione?

Si, per me è una condizione molto comune. Se sono lavori di grande portata chiedo un anticipo, ma 99 su 100, sempre grazie al passaparola, la persona che mi contatta ha già lavorato con qualcuno che mi conosce, è quindi un circolo “sicuro”. Può sempre capitare di trovare chi non riesce a pagarti, ma per fortuna io ho incontrato solo clienti in grado di rispettare gli accordi presi.

 

Se i lettori della rubrica Thinkaway volessero intraprendere un percorso simile al tuo, quali sono gli step che consigli? Quali sono a tuo avviso gli errori da evitare?

Credo innanzitutto che la prima cosa da fare sia leggere! Che sia un libro o una rivista di settore, perché in un lavoro in cui hai a che fare con le parole non puoi prescindere dalla conoscenza approfondita della lingua italiana. Leggere articoli sul web: se si vuole lavorare come social media manager devi avere un feed nel quale ogni giorno di fai un’idea di quel che sta succedendo nel mondo, perché le cose cambiano velocemente ed è necessario tenersi aggiornati.

Lavorare come copywriter implica avere passione con la scrittura, bisogna esercitarsi e non c’è niente di meglio di un blog, magari partendo con soluzioni economiche (vedi wordpress). Consiglio infine di usare le community sui social media e quelle dei siti di settore per quanto riguarda i professionisti del settore in cui ci si vuole specializzare. Per esempio si trovano facilmente anche su Facebook le community dei Social Media Manager e ci sono tante possibilità per imparare aspetti del lavoro grazie ai consigli di chi è più esperto, ma poi si possono trovare anche offerte di lavoro anche per chi è ai primi passi, magari con stage.

A mio avviso l’unico errore da evitare, per quanto non sia facile, è quello di farsi scoraggiare da quello che pensano gli altri sul lavoro da remoto. Spesso la gente non capisce bene e non accetta queste nuove modalità di lavoro.

 

Tu di solito cosa leggi? Hai siti di riferimento?

Normalmente faccio un po’ di rassegna stampa, almeno una volta a settimana, su Social Media Examiner. In generale mi rifaccio alle riviste internazionali, le più grandi novità sono pubblicate negli Stati Uniti, e sono tutte riviste online e fruibili gratuitamente.