Crowdfunding

Crowdfunding

Un’altra forma di collaborazione è rappresentata dal crowdfunding, termine derivato da crowdsourcing. In questo caso la collaborazione consiste nel raccogliere fondi, generalmente sul web, per sostenere le iniziative di determinate persone o organizzazioni. Si possono sviluppare progetti di crowdfunding per vari scopi, dagli aiuti umanitari alle vittime di disastri, al finanziamento di artisti da parte dei fan, alle campagne politiche. Uno dei più noti esempi di crowdfunding è rappresentato dalla produzione, nel 2009, del film-documentario The Age of Stupid di Franny Armstrong: la produzione del film ha ricevuto sovvenzioni pari a 1,2 milioni di dollari e la pellicola è stata in seguito distribuita e proiettata in tutto il mondo grazie al crowdsourcing.

Esempi

La realizzazione dell’Oxford English Dictionary (OED) è forse uno dei primi esempi di crowdsourcing. Il progetto partì con una richiesta, aperta a tutta la comunità, di volontari che volessero contribuire a catalogare tutte le parole della lingua inglese e a fornire esempi per ogni loro singolo uso. Nei settant’anni di durata del progetto sono stati ricevuti più di sei milioni di contributi. La creazione dell’OED è raccontata in modo dettagliato nel saggio di Simon Winchester dal titolo “L’assassino più colto del mondo” (“The Surgeon of Crowthorne”).

Il Teatro dell’oppresso del regista brasiliano Augusto Boal può essere considerato un primo esempio di crowdsourcing applicato all’arte teatrale. Nei suoi spettacoli Boal vuole dare enfasi ai partecipanti, e all’influenza che la loro collaborazione ha sulle loro performance.

Un altro dei primi esempi di crowdsourcing risale al 1994, quando la Northeast Consulting realizzò un database delle tendenze del mercato raccogliendo dati da numerose fonti.

Aspetti positivi

In un’intervista Andrea Grover ha spiegato che il crowdsourcing è in grado di eliminare l’ostacolo finanziario che impedisce alla maggior parte delle persone di entrare a far parte del mondo dell’arte, in quanto il patrimonio di Internet è fondamentalmente di tutti. Secondo la Grover, l’aspetto maggiormente positivo del crowdsourcing è la soddisfazione ottenuta dal lavoro all’interno di un gruppo.

Gli individui che partecipano a progetti di crowdsourcing rimangono spesso anonimi, e la Grover afferma che le persone rivelano di più quando non si trovano faccia a faccia perché il fatto di non essere fisicamente presenti dà loro una certa sicurezza, il che è un altro dei vantaggi del crowdsourcing.

Nel suo articolo “Crowdsourcing: 5 reasons it’s not just for start-ups anymore”, Dion Hinchcliff elenca vari motivi per cui il crowdsourcing rappresenta una grande attrattiva per molte aziende, e non solo per quelle che si trovano agli inizi e non dispongono di molti fondi. Tra gli altri cita la possibilità di smaltire un po’ di lavoro in situazioni di forte richiesta, di avere validi contributi a minor costo, di ottenere risultati migliori, e di affrontare problemi che sarebbero risultati troppo difficili da risolvere internamente. Il crowdsourcing permette alle aziende di presentare richieste di risoluzione di problemi in vari ambiti, scientifico, manufatturiero, tecnologico, medico, ecc., e di ottenere una ricompensa in denaro a chi collabora fornendo un’adeguata soluzione. L’esternalizzazione di progetti molto complessi risulta essere difficile, ma semplici attività possono venire esternalizzate in modo economico ed efficiente. Altri esempi dell’applicazione del crowdsourcing includono il web design, la valutazione di software, e il servizio di assistenza ai clienti, in cui sono i clienti stessi ad occuparsi delle richieste di altri clienti.

Aspetti negativi

Le implicazioni etiche, sociali ed economiche del crowdsourcing sono oggetto di varie discussioni. Ad esempio, l’autore e critico Douglas Rushkoff, in un’intervista pubblicata su Wired News, ha espresso la sua indecisione riguardo al termine e alle sue implicazioni. A criticare aspramente il termine è anche Jimmy Wales, uno dei fondatori di Wikipedia: egli afferma di trovare il termine incredibilmente irritante, e che “un’azienda che ritiene di poter costruire un sito delegando tutto il lavoro ai suoi utenti non solo non rispetta gli utenti stessi ma non ha assolutamente compreso cosa dovrebbe fare”.

I risultati di alcune indagini hanno evidenziato alcuni effetti negativi del crowdsourcing per i proprietari delle aziende, in particolare il fatto che un progetto sviluppato tramite crowdosurcing può talvolta venire a costare all’azienda più di un progetto che prevede una esternalizzazione tradizionale di certe attività.

Alcuni possibili svantaggi del crowdourcing includono:

  • costi aggiuntivi per raggiungere un risultato accettabile;
  • maggiore probabilità di fallimento del progetto dovuto a mancanza di motivazione economica, scarsità di partecipanti, minore qualità del lavoro, scarsità di interesse personale nel progetto, presenza di barriere linguistiche, o difficoltà nel gestire un progetto di crowdsourcing su larga scala;
  • stipendio inferiore alla media o non previsto. Il baratto viene spesso associato al crowdsourcing;
  • nessun contratto scritto, accordo di riservatezza o qualsiasi tipo di accordo con i collaboratori;
  • difficoltà di mantenere un rapporto di lavoro con i collaboratori per tutta la durata del progetto;
  • suscettibilità di risultati errati a causa di sforzi volti a causare danno.

Nonostante alcuni critici ritengano che il crowdsourcing sfrutti gli individui per il loro lavoro, finora nessuno studio sulle motivazioni delle persone ha dimostrato che esse si sentano sfruttate. Al contrario, molti individui all’interno del gruppo traggono importanti benefici dalla loro partecipazione a progetti di crowdsourcing. Altri autori discutono sia dei rischi che dei vantaggi dell’usare il crowdsourcing come strumento per bilanciare le disuguaglianze a livello globale.

Negli ultimi anni, progetti quali il “Mechanical Turk” (il Turco Meccanico, prende il nome dal famoso Turco, l’automa costruito nel XVIII secolo che doveva simulare un giocatore di scacchi), realizzato da Amazon.com, hanno tuttavia fatto grandi passi avanti nella risoluzione di questi dibattiti. Il progetto, chiamato anche “The Turk”, mira a far avere maggior controllo alle aziende, agli sviluppatori o a qualsiasi tipo di produttore rendendo più facili le relazioni fra questi e il resto dei collaboratori. Il raggiungimento di questo scopo è reso possibile dalla creazione di una piattaforma virtuale in cui gli individui e le aziende possono comunicare e portare avanti transazioni in modo sicuro per entrambe le parti.

Durante l’intervista di Leah DeVun ad Andrea Grover, alla domanda “Lei ritiene che il crowdsourcing sia in grado di eliminare l’ostacolo economico che impedisce alle persone di entrare a far parte del mondo dell’arte?” la Grover ha risposto in modo affermativo. La Grover ha inoltre spiegato che il crowdsourcing era stato ideato per motivi economici, per permettere alle aziende di abbassare le spese ed essere redditizie.

La Grover ha anche fornito un esempio di un progetto di crowdourcing che non è andato a buon fine: si tratta del sito web “Justcurio.us”, dove gli utenti potevano pubblicare domande e ricevere risposte dagli altri visitatori, che alla fine è diventato un sito di annunci di tipo pornografico. Come ha commentato la Grover, “forse fare solo una domanda è troppo semplice, forse è necessario un maggior livello di complessità.”

Tuttavia il crowdsourcing non funziona sempre bene per quanto riguarda il lancio sul mercato di un marchio. La Levia, un’azienda produttrice di apparecchiature mediche, non è riuscita a sviluppare un progetto di crowdsourcing basato su una promozione simile per mancanza di collaboratori, di motivazione e di adeguato impegno produttivo.