Intervista Audra Bertolone – Le opportunità lavorative del moderno web

Intervista Audra Bertolone – Le opportunità lavorative del moderno web

Incontriamo Audra Bertolone, una delle prime professioniste che, in Italia, ha scoperto con successo le opportunità lavorative che si possono cogliere attraverso l’utilizzo del moderno web. Dopo aver lavorato per anni presso un’azienda secondo modalità “tradizionali”, Audra Bertolone, ha saputo, dopo la maternità, ricostruirsi un percorso professionale, diventando assistente virtuale. E’ una professione che offre numerosissimi sbocchi professionali. Non si tratta, come si crede erroneamente, solo di fare la segretaria da casa, ma di crearsi una professionalità tale da potersi proporre in svariati ambiti: da quelli più tradizionali della segreteria, al Web Marketing e al Social Media Marketing, alla promozione delle imprese o di studi professionali, ecc. Sono ormai migliaia le Assistenti Virtuali in tutto il mondo e non vi è dubbio che sarà una tendenza in crescita anche in Italia.

Ecco la sua storia, le sue considerazioni sul remote work, i suoi suggerimenti per i giovani che vogliano affrontare con successo un percorso di inserimento lavorativo nell’ambito del freelancing mediante la rete

Quali sono state le ragioni che l’hanno indotta ad intraprendere un’attività professionale, quella di assistente “virtuale”, da svolgere completamente attraverso il web?

Il mio passaggio al lavoro da remoto è stata una scelta compiuta in occasione della maternità. In realtà, mi sentivo ad un bivio: rimettermi nel mondo lavorativo cosiddetto “tradizionale” e quindi ricominciare ad inviare il mio curriculum alle aziende e sostenere tanti colloqui che spesso sono senza alcuna speranza di successo, oppure trovare il  modo di mettermi in proprio e di avviare un’attività che fosse solo mia. Ho scelto la seconda opzione, perché via via, studiando e informandomi, mi sono convinta del fatto che il  lavoro da remoto rappresenta, per tanti aspetti, una delle prospettive più interessanti e praticabili nei futuri scenari del lavoro.

Quindi la scelta di lavorare da remoto le ha consentito anche di svolgere serenamente il suo ruolo di mamma, non le pesa però  la mancanza di un impiego stabile?

Posso tranquillamente affermare di amare questo lavoro che mi sono, per dir così, inventato, anche perché mi permette di conciliare la mia vita professionale con quella familiare. Per quanto riguarda la mancanza del cosiddetto “posto fisso”, si tratta di un discorso che merita un approfondimento, anche in riferimento a come si è evoluta la mia esperienza di lavoro precedente.

Veda, personalmente sono convinta che, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie digitali, l’organizzazione del lavoro, a livello globale,  si stia evolvendo in direzione della flessibilità, della necessità di lavorare con clienti sempre diversi, dell’esigenza imprescindibile di adattarsi a mutamenti del mercato sempre più rapidi e non sempre prevedibili.    Certo, sono ben consapevole del fatto che nella società in cui viviamo tuttora è ampiamente diffusa l’idea che un progetto di vita non possa fare a meno dell’ambizione di trovare un impiego stabile all’interno di un’azienda o di una pubblica amministrazione.

Questo è quello che le persone intorno a me tutt’ora pensano, ma io non sono assolutamente d’accordo.  Ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda che per 5 anni mi è apparsa una stupenda realtà: nell’organizzazione del lavoro vedevo prevalere criteri meritocratici, ci si aiutava reciprocamente a prescindere dalle gerarchie e  si perseguiva, con slancio solidale, la crescita professionale di tutte le componenti.

Da li ho imparato tanto, almeno il 90% di quello che so fare, poi però è avvenuto qualcosa di molto spiacevole: nel momento in cui mi accingevo a diventare mamma, ho visto prevalere una mera logica del profitto e dell’interesse aziendale, sicché, per dirla in breve, hanno adottato tutte le possibile iniziative per costringermi a rinunciare al mio incarico.

Alla luce di questa esperienza, è stato naturale, dopo la maternità, non avere proprio alcuna voglia di ritornare in una dimensione aziendale. E poi c’era il desiderio di essere sempre presente nella vita di mio figlio e di non farlo crescere in un asilo, o dai parenti.

 

Quali sono stati i primi passi per avviare la sua nuova attività? In che modo, ha dovuto aggiornare le sue competenze per intraprendere un’attività lavorativa in remoto?

Inizialmente, avevo le idee un po’ confuse: volevo aprire un’attività in proprio come educatrice cinofila, poi sono passata al telemarketing, un flop totale.

Un giorno, cercando sul web mi sono imbattuta nel blog di Nomadi digitali, che raccoglie testimonianze, storie e articoli di persone che lavorano viaggiando. In particolare, ricordo di aver  letto un articolo di Mary Tomasso, che ha introdotto in Italia i corsi di formazione per diventare assistenti virtuali. Leggendo la sua storia e comprendendo meglio come si svolge il lavoro di assistente virtuale, ho deciso di provare.

Così  mi sono iscritta al suo corso online, l’ho frequentato e ho ampliato il mio bagaglio di conoscenze con tutte quelle soft skills necessarie a lavorare in remoto. Nel corso infatti venivano affrontate tematiche importanti e per me molto stimolanti:  le metodologie di base per lavorare mediante il web, come promuovere la propria immagine professionale attraverso la rete, come aprire un blog ed essere presente sui social in modo professionale e produttivo, come gestire il rapporto con clienti appartenenti a contesti anche molto diversi, ecc. Si è trattato di ampliare le mie conoscenze ed integrarle con altre che da subito mi sono apparse molto interessanti.

E’ chiaro che poi l’inizio vero e proprio della mia nuova attività, non è stato certo un percorso esente da difficoltà, prima fra tutte quella di dover vincere lo scetticismo generale, anche tra le persone a me più vicine, in merito alla possibilità di lavorare esclusivamente da casa attraverso la rete. Diciamo che è stata una bella sfida ed oggi, a distanza di qualche anno, posso tranquillamente affermare di averla vinta.

Diceva che uno degli aspetti fondamentali del lavoro da freelancer è quello di sapersi creare una propria immagine professionale sul web. Quali sono le tecniche e gli strumenti che ha utilizzato?

Ho innanzitutto creato il mio sito Internet, cercando di mettere in pratica tutto ciò che avevo appreso durante il corso. Quindi, ho cominciato a pubblicare i miei primi articoli e successivamente  ho creato anche un podcast.

Contemporaneamente ho creato e sviluppato i miei spazi social, in quanto si trattava di mettere in atto una precisa strategia di comunicazione per incrementare le visite al sito e attrarre i potenziali clienti.

All’inizio ero presente un po’ su tutti i social network, Facebook, LinkedIn, Google Plus; poi, con l’esperienza e gli studi, ho capito che è preferibile orientarsi solo verso quegli spazi dove è più facile incontrare il proprio target di clienti.

Nel mio caso, utilizzo LinkedIn e soprattutto  Facebook, perché i miei target sono fondamentalmente su questi due social media. Ma, ripeto, è sempre necessario condurre una indagine preliminare molto accurata per poi definire una strategia di comunicazione e di promozione della propria immagine professionale.

 

Come è riuscita ad entrare in contatto con i primi clienti?

Dopo circa due mesi dalla pubblicazione del mio sito, è arrivato il primo cliente. Successivamente, utilizzando la  piattaforma di Appwork ne sono arrivati altri.  E da quel momento in poi, operando molto anche su LinkedIn, ho progressivamente incrementato i miei contatti e ottenuto tante opportunità di lavoro.

Ha solo clienti italiani o anche stranieri?

Per il momento il mio lavoro si rivolge quasi esclusivamente a clienti italiani. Mi sono capitati, ma solo episodicamente, anche clienti italo-americani. Sto pensando se e come provare ad allargare la mia  cerchia anche all’estero.

Come tutti, avrà commesso, soprattutto all’inizio, degli errori. Di quali  si è pentita maggiormente?

Gli errori è sempre bene farli. Il mio più grave è stato quello di aver sbagliato, inizialmente, la nicchia di mercato. Durante il corso raccomandavano di partire dalle proprie passioni per trovare i clienti ideali. Cosa che, in linea di principio, è anche giusta.  Peccato però che, almeno nel mio caso, le passioni non corrispondevano a lavori sufficientemente remunerativi.

Essendo io appassionata al mondo degli animali, credevo di trovare opportunità di lavoro in quel contesto, cosa che poi si è rivelata un’ipotesi irrealistica. Altra mia passione è l’artigianato artistico, ma anche qui è apparso poi chiaro che non si potevano trovare clienti interessati ad un’assistente virtuale. Ho quindi puntato su professionisti e imprenditori e, con un po’ di fortuna, le cose sono cominciate a cambiare in meglio.

 

Uno dei problemi più frequenti dei remote worker è quello della tutela del proprio lavoro: incertezza o ritardi nei pagamenti, effettiva validità dell’incarico conferito, ecc. Lei come si cautela?

Da questo punto di vista, devo dire che fin da subito ho assunto un atteggiamento determinato. Infatti, ho chiesto sempre ai miei clienti il pagamento anticipato. Solo se  il totale superava una certa cifra, allora dividevo il pagamento: 50% anticipato e 50% alla fine della prestazione professionale. In generale, però mi posso considerare abbastanza fortunata:  non ho mai avuto problemi di rilievo, mai nessuna obiezione sull’anticipo. Probabilmente anche perché il mio target è abituato a lavorare in modo professionale e secondo modalità anche innovative.

A giovani (e meno giovani) che volessero intraprendere la sua stessa strada, cosa consiglierebbe?

Rispetto a quando ho iniziato, la situazione oggi è diversa. Sicuramente quella dell’assistente virtuale è una professione molto più conosciuta. Il mio consiglio è innanzitutto seguire un corso per acquisire le competenze necessarie:  quello di  Mary Tommaso o quello della Virtual Assistant Academy.

Io stessa offro  consulenze a chi vuole lavorare da casa, o magari intende intraprendere un percorso professionale analogo al mio. In ogni caso, raccomando a tutti di non smettere mai di studiare e di aggiornarsi. Infatti, le professioni esperibili mediante il web hanno bisogno di una costante acquisizione e raffinamento di tecniche e di competenze specifiche. Credo che tutto ciò sia necessario per adeguarsi ad un contesto quanto mai mutevole e sempre in evoluzione. E’ come una sfida da porsi innanzitutto con noi stessi, rispetto alla quale solo la capacità di restare al passo con i tempi, ci può far risultare vincenti.